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Vita di Margaritone d'Arezzo

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tela lina essersi trecento anni conservato. Fece per tutta la città pitture infinite, et

di S. Gregorio dove col tempo Margaritone fece una tavola, che dal medesimo gli fusse

egli, secondo ch 'io truovo, fece il disegno e modello del palazzo de '

1270, e, che è più, fece di scultura nella facciata principale otto finestre,

Vita di Giotto

Vasari Giorgio, edizione del 1568 34 risultati

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maggiore della Badia di Firenze, nella quale fece molte cose tenute belle, ma particolarmente una

, andato Giotto a Pisa, fece nel principio d 'una facciata di quel

mangiano i colori e le pitture -, fece fare, perché si conservasse quanto potesse il

che le pitture che egli poi sopra vi fece si sono insino a questo giorno conservate.

per farne compasso e girato la mano, fece un tondo sì pari di sesto e di

e riconoscendo la virtù di lui, gli fece nella tribuna di S. Piero dipignere cinque

Testamento Vecchio e Nuovo. Onde cominciando, fece Giotto a fresco l 'Angelo

farvi alcune opere; per che andato, fece non solo in Avignone, ma in molti

andò a Verona, dove a messer Cane fece nel suo palazzo alcune pitture e particolarmente il

egli si stava in esilio, e gli fece fare in San Francesco per i signori da

molto l 'aveva carezzato, onde gli fece in un pilastro della capella maggiore del Vescovado

'altre cose, che furono molte, fece nel monasterio delle Donne di Faenza alcune pitture

signore allora di quella città sua patria, fece una tavola in S. Martino, drentovi

de l 'Apocalisse ch 'e 'fece in una di dette capelle furono, per

ragionamento. Ma per tornare a Napoli, fece Giotto nel Castello dell 'Uovo

Essendo dunque al re molto grato, gli fece in una sala - che il re Alfonso

, nella chiesa di S. Francesco, fece moltissime pitture, le quali poi da Gismondo

, furono gettate per terra e rovinate. Fece ancora nel chiostro di detto luogo, all

. Finiti i lavori di quel signore fece, pregato da un priore fiorentino che allora

a Ravenna, et in San Giovanni Evangelista fece una capella a fresco lodata molto. Essendo

con grandissimo onor[e] e con buone facultà, fece in San Marco, a tempera, un

in chiesa; et un altro simile ne fece in S. Maria Novella, in sul

de 'Gaddi e nella medesima chiesa, fece sopra il tramezzo un S. Lodovico a

Giotto, che cortese era, fece il disegno e lo mandò loro, e

venne alto dodici braccia dal primo fondamento, fece fare il rimanente, cioè l 'altre

che lasciò scritto Lorenzo di Cione Ghiberti, fece Giotto non solo il modello di

quest 'opera si andava tirando inanzi, fece alle Monache di San Giorgio una tavola,

cose e cappelle che egli vi dipinse, fece nel luogo dell 'Arena una Gloria Mondana

et in Fiorenza nella chiesa di Santa Trinita fece, allato alla porta del fianco verso il

, allato alla sagrestia; et in Pistoia fece a fresco la cappella maggiore della chiesa di

in questo modo: Puccio Di Fiorenza Me Fece. È di sua mano ancora in detta

ne seppe servire assai nell 'opere che fece, ancorché, come vogliono alcuni, egli

, et oltre a molte altre opere fece in S. Domenico di Forlì sua patria

discepolo desse fine alla dipintura; e così fece. La quale dipintura fu una cervelliera,

Vite di Agostino di Giovanni e Agnolo di Ventura

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della quale si è favellato di sopra, fece tanto che vi condusse il detto Agnolo suo

'altro in molti altri suoi lavori che fece in Pistoia, in Pisa et in altri

che, reggendo in Siena i Nove, fece Agostino il disegno del loro palazzo in Malborghetto

due suoi cittadini. Nel medesimo tempo si fece la sala del Consiglio Maggiore nel Palazzo del

dove nella chiesa di sotto di San Francesco fece una capella e una sepoltura di marmo per

, l 'Arte di Calimara di Firenze fece fare a maestro Cione, orefice eccellente,

assai, fu molto lodata la figura che fece in mezzo, alta più d 'un

fondò San Francesco d 'Imola, e fece la porta principale di scultura dove intagliò il

di San Domenico, il medesimo maestro Iacopo fece una sepoltura di marmo per Giovan Andrea Calderino

Pesarese, che oltre a molte altre cose fece nella patria la chiesa di San Domenico e

Vite di Stefano Fiorentino e Ugolino da Siena

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stesso. Sotto questo arco, nel quale fece un Cristo che libera la indemoniata, tirò

abbia consumato in parte le fatiche che Stefano fece in questa opera, si conosce, abagliatamente